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Ricercatori delle università di Copenhagen e Aarhus, in Danimarca, sono riusciti a realizzare un metodo che permette di identificare con relativa precisione l’età di una persona analizzando delle particolari proteine prodotte da specifiche cellule presenti negli occhi. I risultati della ricerca sono stati pubblicati a fine gennaio sulla rivista scientifica open-access Plos One.

Queste proteine vengono chiamate cristalline perché, proprio come i comuni cristalli, riescono a impacchettarsi strettamente tra loro creando una struttura regolare. Il risultato di questo processo è il nostro cristallino, cioè la lente trasparente che fa passare la luce dentro il nostro occhio e che quindi ci permette di vedere.

Occhio

Le cristalline iniziano a essere espresse dalle cellule subito nelle prime fasi dello sviluppo embrionale di un futuro individuo e raggiungono la formazione completa entro i due anni di età. Poi il processo si ferma e queste proteine non vengono più prodotte. Questo significa che le proteine che compongono il nostro cristallino sono le stesse che avevamo all’età di due anni e che avremo per tutta la nostra vita.

Niels Lynnerup, del dipartimento di scienze forensi alla Arhus University, ha pensato di utilizzare il carbonio 14 contenuto nelle cristalline per datare la loro creazione. Infatti dal 1960, l’anno in cui terminarono gli esperimenti delle esplosioni nucleari, la concentrazione di carbonio 14 presente nell’atmosfera sta diminuendo in modo lento e graduale.

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Secondo un sondaggio condotto da Dietram Scheufele, docente di comunicazione della scienza all’università di Wisconsin-Madison, Usa, e pubblicato su Nature Nanotechnology, gli scienziati sarebbero molto più preoccupati dei possibili pericoli ambientali e sanitari legati alla diffusione dei prodotti nanotecnologici, rispetto al pubblico generico.

L’indagine è stata condotta intervistando un campione di famiglie americane e 363 scienziati e ingegneri, sempre americani, esperti in nanotecnologie. Il 20 per cento degli scienziati ha risposto di essere preoccupato per la possibile emergenza di nuove forme di inquinamento, contro il 15 per cento del pubblico generico. Il 30 per cento degli scienziati ha poi risposto di ritenere probabile un rischio anche per la salute umana, contro il 20 per cento del pubblico.

Molecola nanotech

 

«Gli scienziati non stanno dicendo che le nanotecnologie comporteranno dei problemi – ha spiegato Scheufele – ma semplicemente che non lo sanno perché ricerche su questo argomento non sono ancora state fatte». L’opinione di Scheufele è che la percezione pubblica positiva sulle nanotecnologie potrebbe disincentivare i decisori politici a finanziare la ricerca sui temi della sicurezza.

Fonte: Nature Nanotechnology

Questo articolo è stato pubblicato su Le Scienze, n. 473, gennaio 2008, p.28.
Non è consentito l’utilizzo anche parziale del presente testo per scopi commerciali.

 

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