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Il buco dell’ozono fa male al pianeta perché non lo protegge dai raggi del Sole? Niente paura, gli scienziati stavano solo scherzando! Secondo uno studio pubblicato il 26 aprile sulle Geophysical Research Letters sarà invece proprio la progressiva scomparsa del buco dell’ozono sopra il Polo Antartico a determinare un crescente aumento delle temperature nell’emisfero meridionale del pianeta.
Judith Perlwitz, ricercatore all’University of Colorado at Boulder e autore della ricerca in collaborazione con la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) e la NASA, sostiene che il ripristino delle concentrazioni di ozono ai livelli antecedenti al 1969, indeboliranno i venti occidentali che attualmente isolano l’Antartico dalle masse di aria calda provenienti da nord.

Mentre la temperatura della superficie del pianeta sta mediamente aumentando, la parte interna dell’Antartico ha invece costantemente mostrato un trend di raffreddamento durante l’estate australe. Secondo Perlwitz questo anomalo fenomeno può essere spiegato solo considerando il ruolo del buco dell’ozono. «Se il controllo delle sostanze che intaccano lo strato di ozono nell’atmosfera permetterà il suo pieno recupero, alla fine vedremo che la parte interna del polo Antartico inizierà a riscaldarsi come il resto del pianeta», ha spiegato Perlwitz.
Uno studio realizzato da alcuni ricercatori delle università inglesi di Exeter e Oxford ha mostrato per la prima volta un forte collegamento tra una dieta altamente calorica durante il periodo del concepimento e la nascita di figli maschi.
Lo studio è stato condotto su 740 madri inglesi alla prima esperienza di gravidanza. Le donne non conoscevano ancora il sesso del bambino che portavano in grembo e veniva loro chiesto di descrivere le abitudini alimentari che avevano tenuto prima e durante il primo periodo di gestazione.

In base alle risposte le donne sono state poi suddivise in tre gruppi che rispecchiavano i diversi regimi calorici delle loro diete. Dopo il parto i ricercatori hanno così potuto notare che il 56% delle mamme appartenenti al gruppo con una dieta calorica più alta aveva partorito un figlio maschio. Per le donne che invece appartenevano al gruppo con una minore dieta energetica la percentuale dei figli maschi si abbassava al 45%.
I ricercatori hanno notato inoltre che tra le donne che consumavano più calorie la probabilità di partorire figli maschi aumentava in proporzione alla presenza nella dieta di ulteriori nutrienti come ad esempio potassio, calcio, vitamina C, E e B12. Importante inoltre era anche l’abitudine costante di una buona prima colazione.
Astronomi della Ohio State University, Usa, hanno scoperto un particolare sistema stellare binario considerato essere progenitore di un raro tipo di supernova. Lo studio, finanziato dalla National Science Fondation (NSF) statunitense, è stato pubblicato sulla rivista scientifica Astrophysical Journal Letters.
Con i termini sistema stellare binario si intende solitamente una coppia di stelle simili al nostro Sole che ruotano una attorno all’altra attratte dalla forza gravitazionale generata dalle rispettive masse. In questo caso però le stelle si trovano talmente vicine da condividere persino una grande quantità di materiale stellare.

L’anomalo corpo celeste, che assomiglia per la bizzarra forma a una sorta di “arachide stellare”, si trova a 13 miliardi di anni luce dalla Terra all’interno della piccola galassia denominata Holmberg IX, la quale orbita a sua volta nella più grande M81. Le masse delle due stelle, ognuna delle quali è grande da 15 a 20 volte le dimensioni del nostro Sole, erano in verità state individuate già nel 1980. Tuttavia gli astronomi non erano riusciti a identificare correttamente la natura del corpo celeste.
Utilizzando il Large Binocular Telescope (LBT) nel Monte Graham in Arizona, José Prieto e Kris Stanek sono riusciti a interpretare il tipico modello di luminosità emesso da queste stelle. Si tratta infatti di un ciclo ripetitivo nel quale una stella si sovrappone all’altra bloccando le emissione di quest’ultima in attesa del successivo ciclo. Dalla Terra la luminosità subiva quindi impennate e cali ciclici facendo quindi apparire prima una stella doppia e poi una stella unica.
Avere una bassa posizione sociale aumenta la probabilità di ricorrere a sostanze stupefacenti se messi di fronte a situazioni di stress. Non è ancora chiaro se questo valga anche per l’uomo, ma Warren Gould e Michael Nader della Wake Forest University School of Medicine, North Carolina, sono abbastanza sicuri che almeno per le scimmie funzioni proprio così.
I ricercatori hanno studiato otto maschi di una particolare specie di macachi caratterizzata da una struttura sociale molto complessa, nella quale la gerarchia sociale viene stabilita attraverso lo scontro fisico e il mantenimento di chiari segnali aggressivi.

In un esperimento quattro scimmie dominanti e quattro scimmie subordinate sono state esposte ognuna alla medesima situazione di stress. Gli animali venivano prelevati temporaneamente dal loro gruppo e messi in un nuovo ambiente assieme a quattro scimmie sconosciute. L’intrusa era fisicamente al sicuro, ma poteva osservare direttamente i comportamenti aggressivi delle altre quattro scimmie.
Dopo 40 minuti ogni intrusa veniva messa in condizione di scegliere se consumare del comune cibo oppure della cocaina. I ricercatori hanno quindi osservato che le scimmie subordinate dopo essere state sottoposte alle medesime situazioni di stress erano più propense al consumo di cocaina rispetto ai soggetti dominanti.




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