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I grossi predatori come i felini hanno bisogno di catturare da cinque a sette diversi tipi di animali per soddisfare la loro dieta alimentare, mentre invece per lupi e cani ne bastano almeno tre.
Queste sono le conclusioni di uno studio realizzato da alcuni ricercatori dell’Università di Malaga, Spagna, che hanno studiato e messo a confronto l’attività predatoria dei grandi mammiferi con le esigenze delle diverse diete. Lo studio è stato pubblicato recentemente su Journal of Zoology.

La dura vita del predatore
I ricercatori hanno potuto ottenere queste informazioni analizzando gli isotopi contenuti nelle ossa dei predatori morti. Ogni animale è infatti costituito dagli isotopi contenuti negli organismi di cui si nutre. Siccome ogni tipologia di preda ha a sua volta una dieta differente, allora sarà costituita da isotopi che permettono di identificarla anche nelle ossa dell’animale che l’ha predata.
Di solito si crede che per imparare una serie di movimenti, come ad esempio i passi di un ballo, la pratica diretta di numerosi esercizi sia l’unica strada per riuscire a fare la nostra bella figura il sabato sera. In uno studio apparso recentemente su Cerebral Cortex, Emily Cross e colleghi del Dartmouth College, Usa, hanno però mostrato che anche la pratica passiva, frutto della semplice osservazione, può favorire l’apprendimento di abilità motorie a livelli analoghi.
Gli autori della ricerca hanno chiesto ad alcuni volontari di partecipare per cinque giorni a un popolare video game nel quale dovevano riprodurre dei passi di danza seguendo le posizioni di alcune frecce che comparivano in uno schermo secondo una certa sequenza.
Per imparare a ballare, l’osservazione è utile quanto
l’esercizio diretto (Fonte: fc07.deviantart.com)
I ricercatori hanno misurato i livelli di abilità dei volontari in sequenze di passi che erano provati direttamente ogni giorno. I volontari venivano poi monitorati per la stessa durata di tempo anche in un’altra serie diversa di passi che però venivano solo osservati e non provati direttamente.
La qualità dell’aria a Beijing, la regione cinese che il prossimo mese ospiterà l’ultima edizione dei giochi olimpici, sarà ai limiti della sostenibilità e, per quanto possa impegnarsi, il governo cinese non riuscirà a risolvere questa drammatica situazione entro l’8 agosto.
Questa la dura conclusione di uno studio realizzato da Kenneth Rahn dell’University of Rhode Island, Usa, che ha analizzato i dati sull’inquinamento dell’aria cinese collezionati negli ultimi 5 anni. Rahn conosce bene la situazione in Cina perché diverse volte l’anno si reca alla Tsinghua University per aiutare i ricercatori cinesi nell’interpretazione dei dati.

La qualità dell’aria a Beijing sarà ai limiti della
sostenibilità (Fonte: living-chinese-symbols.com)
L’inquinamento che colpisce Beijing non viene generato solo localmente dai mezzi di trasporto, dalle fabbriche e dalle cucine, ma anche su scala regionale dagli impianti energetici a carbone che producono nitrati e solfati che, trasportati facilmente dal vento nell’atmosfera, viaggiano per lunghe distanze.
Nonostante le dichiarazioni dei politici e i programmi per limitare le emissioni dei gas serra, il riscaldamento climatico continua a minacciare il pianeta e, nell’Artico, dopo gli orsi polari, sembra proprio essere arrivato il turno delle volpi bianche.
Nathan Pamperin e colleghi dell’University of Alaska Fairbanks, sostengono infatti che anche le volpi artiche sarebbero in pericolo di estinzione a causa della sparizione dei ghiacci. In un recente studio pubblicato su Polar Biology, i ricercatori hanno tracciato i movimenti di 14 giovani esemplari che sperimentavano per la prima volta il lungo inverno artico nel nord dell’Alaska, dove le temperature si abbassano fino a -30°C e il buio regna per 24 ore al giorno.
Anche la volpe artica è minacciata dal
riscaldamento del pianeta (Fonte: Getty)
Di questo gruppo solo 3 volpi sono sopravvissute, gironzolando per centinaia di chilometri sulla superficie ghiacciata alla ricerca delle carcasse di foca lasciate dagli orsi polari. Le altre 11 volpi non sono riuscite a raggiungere le zone ghiacciate e, rimanendo sulla terra ferma, non hanno potuto superare l’inverno per mancanza di cibo.






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