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Accrescere la conoscenza del pubblico riguardo scienze emergenti come le nanotecnologie o l’intelligenza artificiale  aumenta la preoccupazione e la richiesta di cautela.

È quello che hanno scoperto Michael Cobb e Patrick Hamlett, ricercatori della North Carolina State University, Usa,  con uno studio in cui hanno dimostrato che i problemi legati all’accettazione pubblica della scienza non dipendono esclusivamente dall’ignoranza dei comuni cittadini su queste tematiche, ma che proprio l’informazione tende invece a far emergere criticità prima non considerate.

Rappresentazione grafica di un probabile nanorobot che
trasporta uno spermatozoo (fonte: scienceblogs.com)

I due ricercatori hanno adattato in sei Stati degli Stati Uniti il modello danese delle consensus conference: uno strumento di deliberazione popolare nel quale i cittadini, dopo aver discusso con gli specialisti presenti, forniscono ai politici valutazioni condivise su tematiche critiche.

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In uno studio pilota alcuni ricercatori dell’Università di Edimburgo, Inghilterra, hanno introdotto nella cavità addominale di topi dei nanotubi in carbonio osservando la formazione di lesioni simili a quelle prodotte dalle fibre dell’amianto.

I nanotubi in carbonio sono delle strutture cilindriche trecento volte più sottili di un capello umano. Godono di proprietà meccaniche ed elettriche molto importanti e, a quasi venti anni dalla loro scoperta, sono ormai impiegati nella costruzione di molti prodotti di consumo, come racchette da tennis o telai di biciclette, e nella realizzazione di diverse tecnologie all’avanguardia.

Nanotubi

La loro forma cilindrica però è molto simile a quella delle fibre dell’amianto che, negli anni passati, analogamente all’attuale successo dei nanotubi, hanno avuto un peso molto importante nelle produzioni industriali. Questa caratteristica del materiale, accompagnata alla sua sempre più larga diffusione, ha spinto gli scienziati a interrogarsi sulla possibilità che anche i nanotubi in carbonio potessero causare il mesotelioma: un particolare tipo di cancro che colpisce il mesotelio, cioè lo strato di cellulare che ricopre la superficie del torace e della cavità addominale, anche 30 o 40 anni dopo il periodo di esposizione.

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Nel campo delle nanotecnologie gli Usa investono in ricerche sulla sicurezza solo la metà rispetto all’Europa. Lo rivela uno studio condotto dal Project on Emerging Nanotechnologies (PEN), una partnership tra il Woodrow Wilson International Center for Scholars e il Pew Charitable Trust, che dall’aprile 2005 si dedica ad assicurare il controllo di eventuali rischi per la salute e l’ambiente legati allo sviluppo delle biotecnologie.

Il PEN ha preso in esame i progetti sulla valutazione del rischio nanotecnologico identificati dalla National Nanotechnology Initiative (NNI), un programma del governo federale statunitense che ha come scopo la coordinazione e la promozione della ricerca nanotecnologica e del suo sviluppo negli Usa.

Nel febbraio 2008 il NNI ha elencato tutti i progetti di ricerca sulle nanotecnologie che si svolgono negli Usa. Di questo elenco il PEN ha preso in esame tutti i progetti che hanno a che fare in qualche modo con l’analisi del rischio nanotecnologico presente e futuro. Questi progetti sono stati poi classificati in base alla loro alta, sostanziale, media o scarsa rilevanza sulle tematiche della sicurezza.

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Secondo un sondaggio condotto da Dietram Scheufele, docente di comunicazione della scienza all’università di Wisconsin-Madison, Usa, e pubblicato su Nature Nanotechnology, gli scienziati sarebbero molto più preoccupati dei possibili pericoli ambientali e sanitari legati alla diffusione dei prodotti nanotecnologici, rispetto al pubblico generico.

L’indagine è stata condotta intervistando un campione di famiglie americane e 363 scienziati e ingegneri, sempre americani, esperti in nanotecnologie. Il 20 per cento degli scienziati ha risposto di essere preoccupato per la possibile emergenza di nuove forme di inquinamento, contro il 15 per cento del pubblico generico. Il 30 per cento degli scienziati ha poi risposto di ritenere probabile un rischio anche per la salute umana, contro il 20 per cento del pubblico.

Molecola nanotech

 

«Gli scienziati non stanno dicendo che le nanotecnologie comporteranno dei problemi – ha spiegato Scheufele – ma semplicemente che non lo sanno perché ricerche su questo argomento non sono ancora state fatte». L’opinione di Scheufele è che la percezione pubblica positiva sulle nanotecnologie potrebbe disincentivare i decisori politici a finanziare la ricerca sui temi della sicurezza.

Fonte: Nature Nanotechnology

Questo articolo è stato pubblicato su Le Scienze, n. 473, gennaio 2008, p.28.
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