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La notte sognate di imbottirvi di esplosivo e di gettarvi urlando tra la folla, ma non sapete perché? State tranquilli, probabilmente siete un terrorista talebano in erba. Scherzi a parte, in base a uno studio condotto dall’antropologo Iain Edgar della Durham University, Inghilterra, i sogni notturni dei militanti jihadisti in Medio Oriente e altrove giocherebbero un ruolo fondamentale nell’ispirazione delle loro strategie terroristiche.

Secondo il ricercatore, che ha presentato in anteprima le sue tesi il 6 giugno al Science Festival di Cheltenham in Inghilterra, i sogni non solo ispirerebbero le strategie dei militanti, ma fornirebbero argomenti per legittimare le loro azioni.

Talebani

I sogni sono infatti vissuti da questi individui come esperienze vere e non realistiche, nelle quali le persone si connettono con il proprio passato mitico segnando una continuità con le loro azioni che assumono quindi maggiore autorità.

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Nel campo delle nanotecnologie gli Usa investono in ricerche sulla sicurezza solo la metà rispetto all’Europa. Lo rivela uno studio condotto dal Project on Emerging Nanotechnologies (PEN), una partnership tra il Woodrow Wilson International Center for Scholars e il Pew Charitable Trust, che dall’aprile 2005 si dedica ad assicurare il controllo di eventuali rischi per la salute e l’ambiente legati allo sviluppo delle biotecnologie.

Il PEN ha preso in esame i progetti sulla valutazione del rischio nanotecnologico identificati dalla National Nanotechnology Initiative (NNI), un programma del governo federale statunitense che ha come scopo la coordinazione e la promozione della ricerca nanotecnologica e del suo sviluppo negli Usa.

Nel febbraio 2008 il NNI ha elencato tutti i progetti di ricerca sulle nanotecnologie che si svolgono negli Usa. Di questo elenco il PEN ha preso in esame tutti i progetti che hanno a che fare in qualche modo con l’analisi del rischio nanotecnologico presente e futuro. Questi progetti sono stati poi classificati in base alla loro alta, sostanziale, media o scarsa rilevanza sulle tematiche della sicurezza.

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Secondo un sondaggio condotto da Dietram Scheufele, docente di comunicazione della scienza all’università di Wisconsin-Madison, Usa, e pubblicato su Nature Nanotechnology, gli scienziati sarebbero molto più preoccupati dei possibili pericoli ambientali e sanitari legati alla diffusione dei prodotti nanotecnologici, rispetto al pubblico generico.

L’indagine è stata condotta intervistando un campione di famiglie americane e 363 scienziati e ingegneri, sempre americani, esperti in nanotecnologie. Il 20 per cento degli scienziati ha risposto di essere preoccupato per la possibile emergenza di nuove forme di inquinamento, contro il 15 per cento del pubblico generico. Il 30 per cento degli scienziati ha poi risposto di ritenere probabile un rischio anche per la salute umana, contro il 20 per cento del pubblico.

Molecola nanotech

 

«Gli scienziati non stanno dicendo che le nanotecnologie comporteranno dei problemi – ha spiegato Scheufele – ma semplicemente che non lo sanno perché ricerche su questo argomento non sono ancora state fatte». L’opinione di Scheufele è che la percezione pubblica positiva sulle nanotecnologie potrebbe disincentivare i decisori politici a finanziare la ricerca sui temi della sicurezza.

Fonte: Nature Nanotechnology

Questo articolo è stato pubblicato su Le Scienze, n. 473, gennaio 2008, p.28.
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