Ricercatori delle università di Copenhagen e Aarhus, in Danimarca, sono riusciti a realizzare un metodo che permette di identificare con relativa precisione l’età di una persona analizzando delle particolari proteine prodotte da specifiche cellule presenti negli occhi. I risultati della ricerca sono stati pubblicati a fine gennaio sulla rivista scientifica open-access Plos One.

Queste proteine vengono chiamate cristalline perché, proprio come i comuni cristalli, riescono a impacchettarsi strettamente tra loro creando una struttura regolare. Il risultato di questo processo è il nostro cristallino, cioè la lente trasparente che fa passare la luce dentro il nostro occhio e che quindi ci permette di vedere.

Occhio

Le cristalline iniziano a essere espresse dalle cellule subito nelle prime fasi dello sviluppo embrionale di un futuro individuo e raggiungono la formazione completa entro i due anni di età. Poi il processo si ferma e queste proteine non vengono più prodotte. Questo significa che le proteine che compongono il nostro cristallino sono le stesse che avevamo all’età di due anni e che avremo per tutta la nostra vita.

Niels Lynnerup, del dipartimento di scienze forensi alla Arhus University, ha pensato di utilizzare il carbonio 14 contenuto nelle cristalline per datare la loro creazione. Infatti dal 1960, l’anno in cui terminarono gli esperimenti delle esplosioni nucleari, la concentrazione di carbonio 14 presente nell’atmosfera sta diminuendo in modo lento e graduale.

Le concentrazioni presenti nelle cristalline, identificabili attraverso l’analisi di minuscoli campioni di tessuto, rispecchiano le concentrazioni di questo elemento che all’epoca erano presenti in atmosfera. E siccome la riduzione è costante allora è possibile far coincidere una certa concentrazione con una data particolare.

Secondo i ricercatori questo metodo sarà utile soprattutto nel campo della scienza forense perché permetterà di stabilire con relativa precisione la data di nascita, e quindi l’età, di un corpo non ancora identificato.

Fonte: PLoS ONE