Alcuni astronomi statunitensi hanno rilevato i primi indizi della presenza di molecole organiche nella nube che circonda una giovane stella in formazione. HR 4796A, questo il nome del corpo celeste, ha solo otto milioni di anni e si trova nella costellazione del Centauro a circa 220 anni luce dalla Terra.

Sia la radiazione visibile sia la radiazione nell’infrarosso rilevate dal telescopio spaziale Hubble, indicano che lo spettro della luce proveniente dalla nube che circonda HR 4796A si colloca sul rosso, un dato che solitamente indica la presenza di ossido di ferro.

Elaborazione artistica del disco di polvere organica

Nel loro studio, pubblicato a gennaio sulle Astrophysical Journal Letters, John Debes e Alycia Weinberger del Carnegie Institution for Science e Glenn Schneider dell’Università dell’Arizona, osservano però che la marcata intensità del rosso farebbe invece propendere per la presenza di molecole organiche complesse, le cosiddette toline, che secondo alcune teorie sarebbero state i precursori delle molecole che hanno permesso la nascita della vita sulla Terra.

Oggi queste molecole non possono formarsi naturalmente nel nostro pianeta perché verrebbero immediatamente distrutte dall’ossigeno presente nell’atmosfera. Tuttavia, secondo i ricercatori statunitensi, le condizioni estremamente diverse sulla stessa Terra alcuni miliardi di anni fa non avrebbero ostacolato il processo di formazione.

Lo studio rappresenta il primo caso in cui la presenza di toline è confermata anche al di fuori del nostro sistema planetario. Infatti le stesse molecole sono già state rilevate in molti altri corpi celesti più vicini, come ad esempio nelle comete e nell’atmosfera di Titano, uno dei satelliti di Saturno. Questa scoperta fa quindi ipotizzare agli scienziati che la presenza di queste molecole anticipatrici della vita potrebbe essere, per tutti i sistemi planetari, una costante molto più comune di quanto pensato finora.

«Gli astronomi stanno iniziando solo ora a cercare pianeti attorno a stelle molto diverse dal Sole», ha spiegato John Debes. «HR 4796A è due volte più massiccia e quasi due volte più calda della nostra stella e 20 volte più luminosa. Studiare questo sistema ci fornirà nuovi indizi per comprendere le differenti condizioni sotto le quali i pianeti si formano e la vita può quindi avere origine».

Fonte: Astrophysical Journal Letters

Questo articolo è stato pubblicato su Le Scienze, n. 475, marzo 2008, p.34-35.
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