Dopo 40 anni di studi è stata finalmente realizzata la prima mappa globale sulla diffusione della malaria in tutto il mondo. Risultato del “Malarian Atlas Project” (MAP), un progetto frutto della collaborazione del Kenyan Medical Research Institute con l’università di Oxford, e finanziato dalla fondazione inglese Wellcome Trust, la mappa definisce l’entità dei casi di malaria in tutto il mondo e identifica le zone geografiche associandole a diversi gradi di rischio.

I ricercatori hanno raccolto i dati provenienti dalle statistiche nazionali sui casi registrati e dalle indagini realizzate nelle migliaia di comunità contattate in 87 paesi diversi. Sono state inoltre considerate le caratteristiche climatiche delle diverse regioni e i loro effetti sul ciclo riproduttivo dell’organismo responsabile dell’origine della malattia: il Plasmodium falciparum, un protozoo che viene trasmesso dalle punture delle zanzare del genere Anopheles. Sotto una certa temperatura le zanzare raggiungerebbero la fine del loro ciclo vitale impedendo quindi la trasmissione umana del parassita.

Malaria map

Ecco perché, secondo i risultati pubblicati online sulla rivista scientifica open access PLoS, la malaria sarebbe diffusa meno di quanto precedentemente pensato. Esistono infatti molte aree dove il pericolo di trasmissione è molto minore rispetto alle aspettative e per le quali basterebbe impiegare in modo efficace le strategie di controllo già esistenti per eliminare definitivamente la presenza delle Anopheles.

2,3 miliardi (35% della popolazione mondiale) sono comunque le persone che vivono oggi in aree dove esistono forme mortali della malattia. Solo ogni anno sono 500 milioni le nuove infezioni riscontrate soprattutto nelle regioni tropicali e subtropicali. Circa un milione di persone, la maggior parte dei quali bambini, muoiono entro lo stesso periodo solo nell’Africa sub-sahariana. Anche in questo caso la definizione precisa delle zone più a rischio permetterà ora il coordinamento di campagne di cura e di contenimento più mirate. Le mappe sono consultabili online su questo sito.

Fonte: PLoS

Questo articolo è stato pubblicato su L’Unità, lunedì 3 marzo 2008, p.23.
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