Il deposito sotterraneo nelle Svanbard, le isole norvegesi posizionate nel Mare Glaciale Artico, apre ufficialmente le porte alle sementi di varietà alimentari provenienti dalle terre di mezzo mondo.

Lo “Svalbard Global Seed Vault”, questo il nome del deposito che contiene la collezione di sementi più grande esistente, è stato inaugurato a fine febbraio dal primo ministro norvegese Jens Stoltenberg, il presidente della Commisione Europea José Manuel Barroso e l’ambientalista africana premio nobel per la pace Wangari Maathai, i quali, uniti a una nutrita schiera di agrobiologi, hanno simbolicamente deposto i primi semi all’interno della struttura.

Deposito sementi nelle Svanbard

Il deposito si trova nel villaggio di Longyearbyen nell’isola di Spitsbergen a una profondità di circa 130 metri. Al suo interno si trovano 268 mila campioni distinti di semi provenienti da diversi angoli del pianeta. Ogni campione conta alcune centinaia di sementi le quali, messe assieme, fanno circa 10 tonnellate di materiale.

Le temperature raggiunte nel deposito scavato nella profondità della roccia artica sono ideali per la conservazione di queste 100 milioni di sementi, le quali rimarranno inalterate per più di 200 anni anche nel caso del probabile riscaldamento climatico del pianeta.

Lo scopo dello Svalbard Global Seed Vault, costato al governo norvegese quasi 9,5 milioni di dollari e con una capacità totale di circa due miliardi di semi, è quello di preservare l’enorme varietà di piante alimentari presenti oggi nel mondo dalla sempre più rapida riduzione delle biodiversità causata in parte proprio dal riscaldamento climatico. La diversità delle colture è essenziale per garantire la produzione di cibo. Gravi calamità naturali o danni ambientali provocati dall’uomo possono mettere a rischio la biodiversità oggi esistente. Ecco perché è importante avere a disposizione queste sementi in caso di emergenza.

Fonte: The Ministry of Agriculture and Food (Norvegia)

Questo articolo è parte di un testo più lungo pubblicato interamente su L’Unità, lunedì 17 marzo 2008, p.23.
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