Il fumo uccide e questo lo si sa. Le multinazionali del tabacco non hanno potuto ignorare per molto questo fatto e sono state costrette a dichiararlo nero su bianco sugli stessi pacchetti. Ma allora perché la gente continua a fumare? Forse non sa leggere?

Fortunatamente non è questo il problema. Il punto è che ai fumatori piace terribilmente fumare la sigaretta dopo il caffè, nelle brevi pause di lavoro o alla sera dopo una giornata fitta fitta di impegni. Insomma, la sigaretta è uno dei pochi piaceri che i fumatori possono godersi in santa pace perché rilassa e fa vivere meglio. Insomma, i miei polmoni valgono davvero di più del mio benessere psicofisico? Non bisognerebbe garantire anche questo?

Fumo

In effetti l’argomentazione appare sensata. Peccato però che parta da un presupposto sbagliato: il fumo non migliora il benessere psicofisico; anzi, lo peggiora! Iain Lang della Peninsula Medical School a Exeter, Inghilterra, ha indagato proprio la relazione tra fumo e benessere psicofisico e ha concluso che la sensazione di piacevolezza conseguente al consumo della sigaretta è legata esclusivamente all’appagamento della dipendenza da nicotina e non ha niente a che fare con altre forme di gratificazione.

Lang ha incrociato i dati relativi a 9176 individui facenti parte dell’English Longitudinal Study of Ageing (ELSA), uno studio inglese che ha lo scopo di monitorare la salute, la situazione economica e la qualità della vita di volontari con un’età superiore ai 50 anni.

Utilizzando un questionario composto da 19 punti per la misurazione quantitativa del grado di controllo, autonomia, autostima e gratificazione di queste persone (CASP-19), Lang ha messo a confronto i dati relativi a tre gruppi distinti: gli over 50 fumatori, gli over 50 ex fumatori e gli over 50 non fumatori. Lang ha quindi potuto osservare che il gruppo di fumatori esprimeva un livello medio di godimento e di soddisfazione della vita più basso rispetto agli altri due gruppi.

«Non abbiamo trovato evidenze che supportano la tesi secondo la quale il fumo è associato al benessere psicofisico – ha spiegato Lang – Il fumo non rende felici ed è invece associato a un generale impoverimento della qualità della vita».

Sempre relativamente al campione dell’ELSA, Lang ha osservato inoltre che delle persone che avevano smesso di fumare il 42,5% di queste erano appena entrate in pensione, mentre il 29,3% lavoravano ancora e il 30,2% erano già in pensione. Questo dimostra che nella sigaretta i fumatori cercano un brev rilassamento per ovviare a situazioni di stress, come per esempio quello lavorativo. Ma ciò non ha niente a che fare con il benessere nel lungo periodo.

Ecco quindi che, superate le ragioni della contrapposizione, il benessere psicofisico dei fumatori torna a braccetto con la salute dei loro e dei “nostri” polmoni. Consci di questo fatto non resta che ammettere l’evidenza: il fumo uccide e basta!

Fonte: The Peninsula College of Medicine and Dentistry