Un gruppo di ricercatori guidati da Mikki Osterloo dell’Università delle Hawaii ha scoperto e mappato le prime tracce di depositi di sale sulla superficie di Marte. La scoperta è stata possibile grazie alle immagini all’infrarosso fornite dal rilevatore termico Themis a bordo della sonda Mars Odyssey, che dal 2001 orbita attorno al pianeta rosso sulle tracce di attività vulcaniche e acqua.

Sviluppato dai ricercatori dell’Arizona State University, Themis può rilevare immagini a lunghezze d’onda multiple arrivando con l’infrarosso a un dettaglio massimo di cento metri quadrati di superficie marziana.

Sale su Marte

Nello studio pubblicato sulla rivista Science il gruppo guidato da Osterloo ha mostrato una mappatura dei depositi di sale presenti nella superficie del pianeta. Si tratta di circa 200 punti distribuiti attorno l’intero pianeta, ma soprattutto a medie e basse latitudini. Parliamo quindi dell’emisfero meridionale e degli altipiani costituiti dalla rocce più antiche del pianeta.

Secondo i ricercatori questi depositi di sale potrebbero indicare l’esistenza passata di grandi mari. «I depositi sono costituiti da aree che raggiungono dimensioni da 1 a 25 chilometri quadrati» ha spiegato Osterloo. «Ma siccome i depositi sembrano essere disconnessi uno dall’altro non pensiamo che questi possano aver avuto origine da una grande massa d’acqua» analoga a quella che si trova sulla superficie terrestre. «Molto probabilmente – ha continuato Osterloo – il sale può avere avuto origine da acque sotterranee che evaporavano dopo aver raggiunto la superficie del pianeta in particolari punti».

Secondo i ricercatori questi depositi sono quindi il frutto di un lungo processo di evaporazione delle acque sotterranee che potrebbe aver avuto origine circa 3,7 miliardi di anni fa. Non si tratterebbe però di un processo costante perché alcune evidenze suggeriscono che Marte subisca periodi intermittenti caratterizzati da fasi climatiche più umide e calde rispetto a quella secca attuale.

Per il lancio del rover di nuova generazione Mars Science Laboratory (MSL), previsto per dicembre 2009 (tagli ai finanziamenti permettendo), gli scienziati avevano finora preso in considerazione, come sito di atterraggio, zone ricche di argilla e solfati, minerali che indicano la passata presenza di acqua.

Come abbiamo visto anche i depositi di sale sono utili in tal senso. Ma la cosa importante è che il sale possiede la caratteristica di conservare il materiale organico. In laboratorio infatti molti batteri sono stati “rianimati” dopo essere stati conservati per milioni di anni in depositi di sale. La struttura “a lavandino” dei bacini marziani potrebbe inoltre aver permesso la concentrazione di materiale organico offrendo quindi le condizioni che potrebbero aver favorito la comparsa delle prime forme di vita marziane.

Fonte: Science