Helicoverpa zea, un parassita delle piante del cotone diffuso soprattutto nel sud est degli Stati Uniti e nel Texas, è stato trovato tra il 2003 e il 2006 in più di una dozzina di campi di “cotone Bt” negli stati del Mississippi e dell’Arkansas.

Queste piante sono chiamate “Bt”, in quanto geneticamente modificate per produrre una particolare tossina efficace contro gli insetti. Il termine deriva dal fatto che la tossina viene già prodotta in natura dal Bacillus thuringiensis, un batterio i cui geni responsabili dell’espressione della sostanza antisettica, la “Cry1Ac”, sono stati trasferiti nel genoma del cotone ingegnerizzato.Resistenza al cotone Bt

Secondo lo studio condotto dai ricercatori dell’Università dell’Arizona e pubblicato sulla rivista scientifica Nature Biotechnology, sembrerebbe però che dopo appena sette anni dall’introduzione di queste colture sia già comparsa una varietà di Helicoverpa zea capace di resistere alla tossina. «Ciò che stiamo vedendo è l’evoluzione in azione – ha spiegato Bruce Tabashnik, uno degli autori dello studio – questo è il primo caso documentato di evoluzione di resistenza alle piante Bt».

Comunque la resistenza si è sviluppata solo in una varietà di Helicoverpa zea e in poche zone degli Stati Uniti, mentre invece tutte le altre specie sono ancora suscettibili.

«La diminuzione del grado di suscettibilità alle tossine da parte degli insetti non necessita di tempi lunghi e può essere osservata nell’arco dell’esperienza umana», ha spiegato ancora Tabashnik. Dal 1996 mais e cotone Bt sono stati coltivati in più di 162 milioni di ettari in tutto il mondo ed è normale «che ciò abbia generato la più grande selezione per la resistenza degli insetti mai vista in precedenza».

Per cercare di porre un freno alla diffusione di questi insetti molto probabilmente nell’immediato si cercherà di affiancare a questi campi delle colture non transgeniche che permettano ai tradizionali insetti di competere più efficacemente rendendo la vita più difficile alle nuove varietà resistenti.

Purtroppo Tabashnik e colleghi spiegano che, a differenza di altre specie, in Helicoverpa zea il carattere che conferisce la resistenza è dominante e quindi verrebbe trasmesso anche alla prole ibrida. Secondo i ricercatori quindi l’unico modo per evitare il ritorno all’utilizzo dei pesticidi, che eliminerebbero indistintamente sia i parassiti dannosi che gli insetti utili, sarebbe la realizzazione di nuove piante ingegnerizzate che dovrebbero essere in grado di produrre una seconda tossina da affiancare alla “Cry1Ac”.

Fonte: Nature Biotechnology

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