Il buco dell’ozono fa male al pianeta perché non lo protegge dai raggi del Sole? Niente paura, gli scienziati stavano solo scherzando! Secondo uno studio pubblicato il 26 aprile sulle Geophysical Research Letters sarà invece proprio la progressiva scomparsa del buco dell’ozono sopra il Polo Antartico a determinare un crescente aumento delle temperature nell’emisfero meridionale del pianeta.

Judith Perlwitz, ricercatore all’University of Colorado at Boulder e autore della ricerca in collaborazione con la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) e la NASA, sostiene che il ripristino delle concentrazioni di ozono ai livelli antecedenti al 1969, indeboliranno i venti occidentali che attualmente isolano l’Antartico dalle masse di aria calda provenienti da nord.

Antartico

Mentre la temperatura della superficie del pianeta sta mediamente aumentando, la parte interna dell’Antartico ha invece costantemente mostrato un trend di raffreddamento durante l’estate australe. Secondo Perlwitz questo anomalo fenomeno può essere spiegato solo considerando il ruolo del buco dell’ozono. «Se il controllo delle sostanze che intaccano lo strato di ozono nell’atmosfera permetterà il suo pieno recupero, alla fine vedremo che la parte interna del polo Antartico inizierà a riscaldarsi come il resto del pianeta», ha spiegato Perlwitz.

A differenza dei precedenti modelli climatici realizzati dai climatologi, quello elaborato da Perlwitz, utilizzando i super computer della NASA, include le interazioni tra il clima e la chimica dell’ozono stratosferico. Secondo le previsioni del modello, con il ritorno dell’ozono lungo la fine del XXI Secolo la parte più bassa della stratosfera, che si trova da 10 a 20 chilometri dalla superficie del pianeta, assorbirà una maggiore quantità di radiazioni ultraviolette.

Questo fatto comporterà un innalzamento delle temperature della regione Antartica che, sempre secondo il modello, saranno di circa 9°C e avranno quindi l’effetto di ridurre la differenza, oggi osservabile, tra le temperature dei due emisferi.

Fonte: Geophysical Research Letters