In uno studio pilota alcuni ricercatori dell’Università di Edimburgo, Inghilterra, hanno introdotto nella cavità addominale di topi dei nanotubi in carbonio osservando la formazione di lesioni simili a quelle prodotte dalle fibre dell’amianto.

I nanotubi in carbonio sono delle strutture cilindriche trecento volte più sottili di un capello umano. Godono di proprietà meccaniche ed elettriche molto importanti e, a quasi venti anni dalla loro scoperta, sono ormai impiegati nella costruzione di molti prodotti di consumo, come racchette da tennis o telai di biciclette, e nella realizzazione di diverse tecnologie all’avanguardia.

Nanotubi

La loro forma cilindrica però è molto simile a quella delle fibre dell’amianto che, negli anni passati, analogamente all’attuale successo dei nanotubi, hanno avuto un peso molto importante nelle produzioni industriali. Questa caratteristica del materiale, accompagnata alla sua sempre più larga diffusione, ha spinto gli scienziati a interrogarsi sulla possibilità che anche i nanotubi in carbonio potessero causare il mesotelioma: un particolare tipo di cancro che colpisce il mesotelio, cioè lo strato di cellulare che ricopre la superficie del torace e della cavità addominale, anche 30 o 40 anni dopo il periodo di esposizione.

Studi che avevano dimostrato la correlazione tra esposizione alle fibre di amianto e comparsa del mesotelioma, erano già presenti dal 1950. Tuttavia la politica intervenne sulla regolamentazione industriale solo molti anni più tardi quando i prodotti contenenti amianto erano già diffusi ovunque.

Nei prodotti di consumo immessi in commercio i nanotubi sono inseriti in materiali compositi che li rendono sostanzialmente innocui. Ma cosa succede quando questi prodotti vengono distrutti e gettati via? È possibile che le fibre del materiale si disperdano e vengano inalate come avviene per l’amianto?

Nello studio pubblicato su Nature Nanotechnology i ricercatori hanno comparato gli effetti delle fibre di nanotubi corte e lunghe (qualche miliardesimo di metro). «I nanotubi si comportano come l’amianto nel senso che le fibre lunghe sono pericolose mentre invece quelle corte no. Quindi l’esposizione generica a fibre di nanotubi potrebbe potenzialmente portare a dei rischi», ha spiegato Ken Donaldson, coordinatore del gruppo di ricerca.

Tuttavia i ricercatori precisano che la pericolosità dei nanotubi non è ancora stata dimostrata pienamente e che sono necessari ulteriori studi. «Ancora non sappiamo se i nanotubi si possano disperdere nell’aria e quindi essere inalati, oppure se riescano a raggiungere i polmoni come le fibre dell’amianto», ha spiegato ancora Donaldson, «Ma se ciò fosse possibile e avvenisse in sufficienti quantità, c’è la possibilità che le persone sviluppino il cancro anche decine di anni dopo l’esposizione».

Fonte: Nature Nanotechnology


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  1. Pensi di essere abbastanza informato dai media su cosa sono le nanotecnologie?
  2. Sapresti dire quanti prodotti contenenti nanotubi in carbonio possiedi a casa tua?