Un gruppo di scienziati della Penn State University, Usa, ha scoperto una nuova specie di batterio rimasta intrappolata per 120 mila anni nei ghiacci della Groenlandia a più di tre chilometri di profondità.

I risultati dell’analisi del nuovo organismo sono stati presentati da Jennifer Loveland-Curtze e Jean Brenchley della Penn State University, al 108° Meeting della Società Americana di Microbiologia Generale il 3 giugno a Boston.

L’immagine di una scansione al microscopio elettronico di
Chryseobacterium greenlandensis, il batterio trovato
nei ghiacci della Groenlandia (Fonte: Penn State)

Questa nuova specie di batterio appartiene a una categoria di organismi ultra piccoli, i quali sono così sottili da essere capaci di passare attraverso i filtri microbiologici. Alcune di queste specie sono state trovate perfino nell’acqua ultra purificata utilizzata per le dialisi.

Le dimensioni estremamente ridotte di questa nuova specie, nominata dagli autori Chryseobacterium greenlandensis, nascondono probabilmente il segreto di questa estrema longevità.

L’abilità del batterio di sopravvivere a basse temperature, alta pressione, carenza di ossigeno e nutrimento, rappresenta un interessante oggetto di studio per gli scienziati. Sulla Terra queste sono condizioni ambientali estreme, ma rappresentano una realtà costante in alcuni altri pianeti del Sistema solare.

I ricercatori stanno attualmente studiando questo batterio in laboratorio allo scopo di comprendere a fondo come un organismo vivente possa sopravvivere in questi ambienti e come riesca ad alterare la propria biochimica e fisiologia non appena alcune di queste condizioni estreme vengono meno.

Fonte: Penn State University

Questo articolo è stato pubblicato su L’Unità, lunedì 23 giugno 2008, p.23.
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