La collisione delle particelle pesanti all’interno del Large Hadron Collider (LHC) saranno tanto intense da creare un minuscolo buco nero sufficientemente potente da poter inghiottire la Terra? Immagino che per un attimo il vostro sguardo sia tornato sull’header per controllare se avete sbagliato blog. E invece no. Siete proprio su Curious Science.

Il LHC è il più grande e potente acceleratore di particelle mai costruito e sarà finalmente ultimato e pronto per il suo primo esperimento questa estate. È costruito all’interno di un tunnel circolare sotterraneo lungo 27 chilometri e situato al confine tra la Francia e la Svizzera, alla periferia ovest di Ginevra. Sarà in grado di far collidere fasci di protoni a un’energia mai raggiunta finora in un laboratorio.

Il Large Hadron Collider (LHC) di Ginevra è l’acceleratore
di particelle più grande e potente al mondo (Fonte: CERN)

Da tempo alcuni sostengono che questo primo esperimento potrebbe essere anche l’ultimo e non solo per il LHC, ma per il pianeta intero. Nonostante questa ipotesi catastrofistica sembri uscita dalla penna di qualche sceneggiatore di Hollywood, alcuni ricercatori l’hanno invece presa sul serio dimostrando con i loro studi che i reali rischi sono praticamente nulli.

Steve Giddings dell’University of California-Santa Barbara e Michelangelo Mangano dell’European Center for Nuclear Research (CERN), l’istituto che ha costruito l’acceleratore, hanno investigato il comportamento ipotetico di un piccolo buco nero che potrebbe crearsi dalle collisioni ad alta energia e hanno concluso che questo oggetto durerebbe troppo poco per poter esercitare una qualsiasi tipo di influenza. Anche se dovesse apparire il buco nero «esisterebbe per un miliardesimo di miliardesimo di nano secondo e poi svanirebbe nel nulla», ha spiegato Giddings.

Il LHC è costruito all’interno di un tunnel sotterraneo lungo 27
chilometri situato al confine tra Francia e Svizzera (Fonte: CERN)

I ricercatori hanno comunque anche preso in considerazione l’ipotesi che il buco nero non svanisca subito, valutando gli effetti su grande scala. Anche in questo caso però rischi reali non sussistono: «Infatti la natura crea in ogni momento collisioni simili a quelle dell’LHC, ad esempio quando i raggi cosmici ad alta energia colpiscono l’atmosfera terrestre, il Sole o altri oggetti come le nane bianche o le stelle a neutroni. Se queste collisioni fossero davvero pericolose le conseguenze per la Terra sarebbero già note da tempo», ha concluso Giddings.

Fonte: University of California – Santa Barbara