La qualità dell’aria a Beijing, la regione cinese che il prossimo mese ospiterà l’ultima edizione dei giochi olimpici, sarà ai limiti della sostenibilità e, per quanto possa impegnarsi, il governo cinese non riuscirà a risolvere questa drammatica situazione entro l’8 agosto.

Questa la dura conclusione di uno studio realizzato da Kenneth Rahn dell’University of Rhode Island, Usa, che ha analizzato i dati sull’inquinamento dell’aria cinese collezionati negli ultimi 5 anni. Rahn conosce bene la situazione in Cina perché diverse volte l’anno si reca alla Tsinghua University per aiutare i ricercatori cinesi nell’interpretazione dei dati.

La qualità dell’aria a Beijing sarà ai limiti della
sostenibilità (Fonte: living-chinese-symbols.com)

L’inquinamento che colpisce Beijing non viene generato solo localmente dai mezzi di trasporto, dalle fabbriche e dalle cucine, ma anche su scala regionale dagli impianti energetici a carbone che producono nitrati e solfati che, trasportati facilmente dal vento nell’atmosfera, viaggiano per lunghe distanze.

«Il modello dell’inquinamento di Beijing risulta piuttosto anomalo, in quanto i livelli di concentrazione degli inquinanti possono variare da 50 fino a 100 punti», ha spiegato Rahn. «Ciò avviene perché i venti che vengono da nord portano aria pulita dalla Mongolia, mentre invece quelli da sud si portano dietro l’inquinamento proveniente dalle zone più abitate e industrializzate del paese».

Il problema è che, purtroppo, d’estate i venti che soffiano su Beijing non arrivano quasi mai da nord. Questo significa che quando a Beijing si respira l’aria peggiore, la maggior parte di quegli inquinanti arriva da fonti lontane e ciò rende praticamente inutili gli sforzi delle autorità locali per migliorare la qualità dell’aria.

Il governo cinese ha infatti pianificato di ridurre di circa la metà le attività industriali e commerciali della zona allo scopo di diminuire la presenza degli inquinanti. Questa decisione costerà molto alle casse del paese perché il governo sarà costretto a rimborsare i mancati guadagni di tutte le attività della zona durante i Giochi Olimpici di agosto e anche durante le Paraolimpiadi di settembre.

Grandi sacrifici che però rischiano di risultare inutili. Nel suo studio Rahn ha infatti mostrato che i test precedentemente operati dalle autorità cinesi non hanno portato nessun miglioramento tangibile.

Fonte: University of Rhode Island