Di solito si crede che per imparare una serie di movimenti, come ad esempio i passi di un ballo, la pratica diretta di numerosi esercizi sia l’unica strada per riuscire a fare la nostra bella figura il sabato sera. In uno studio apparso recentemente su Cerebral Cortex, Emily Cross e colleghi del Dartmouth College, Usa, hanno però mostrato che anche la pratica passiva, frutto della semplice osservazione, può favorire l’apprendimento di abilità motorie a livelli analoghi.

Gli autori della ricerca hanno chiesto ad alcuni volontari di partecipare per cinque giorni a un popolare video game nel quale dovevano riprodurre dei passi di danza seguendo le posizioni di alcune frecce che comparivano in uno schermo secondo una certa sequenza.

Per imparare a ballare, l’osservazione è utile quanto
l’esercizio diretto (Fonte: fc07.deviantart.com)

I ricercatori hanno misurato i livelli di abilità dei volontari in sequenze di passi che erano provati direttamente ogni giorno. I volontari venivano poi monitorati per la stessa durata di tempo anche in un’altra serie diversa di passi che però venivano solo osservati e non provati direttamente.

Durante queste sedute venivano monitorati con la Risonanza magnetica funzionale per immagini (fMRI): una tecnica che permette di mappare in tempo reale l’attivazione delle aree cerebrali seguendo il flusso sanguigno. Lo studio ha focalizzato l’attenzione sull’Action Observance Network (AON), un gruppo di regioni neurali che si trova per lo più nella corteccia premotoria e parietale inferiore del cervello (la parte superiore della testa), responsabile delle capacità motorie e alcune funzioni della memoria.

«Abbiamo collezionato i dati osservati con la fMRI sia per l’allenamento visivo che quello fisico dei volontari prima e dopo i cinque giorni – ha spiegato Cross – e abbiamo visto che le stesse regioni cerebrali dell’AON si attivavano quando i volontari osservavano sequenze che anche loro avevano praticato, ma anche sequenze che invece avevano solo già visto. Invece non si attivavano quando i volontari osservavano le sequenze per la prima volta».

Secondo i ricercatori i risultati di questo studio offrono indizi importanti su come migliorare i percorsi di riabilitazione motoria per le persone con danni cerebrali, suggerendo la possibilità di affiancare ai classici esercizi motori anche sessioni riservate all’apprendimento osservazionale.

Fonte: Cerebral Cortex

Questo articolo è stato pubblicato su L’Unità, lunedì 21 luglio 2008, p.23.
Non è consentito l’utilizzo anche parziale del presente testo per scopi commerciali.