Aggiungendo idrossido di calcio negli oceani è possibile ridurre le concentrazioni di CO2 in atmosfera ai livelli del periodo preindustriale. La calce potenzierebbe l’assorbimento di CO2 da parte degli oceani mitigando allo stesso tempo il processo di acidificazione.

Lo sostiene Tim Kruger della Corven, un’azienda londinese di consulenza, in un articolo apparso su Chemistry & Industry, il magazine della Society of Chemical Industry.

Immagine aerea della Piana di Nullarbor
in Australia (Fonte: nla.gov.au)

In verità l’idea non è nuova ed è stata sempre accantonata perché il processo di produzione della calce richiede un dispendio energetico troppo elevato.

Kruger sostiene però che la soluzione potrebbe essere quella di individuare particolari zone molto ricche di calcare e dove si possa produrre localmente energie a basso costo grazie alla presenza di gas naturale o energia solare. Si tratta di zone conosciute, ma oggi ignorate perché localizzate in luoghi troppo remoti che renderebbero troppo oneroso il trasporto dell’energia ottenuta.

Secondo Krugen esistono molte zone con queste caratteristiche. Una di queste è la Piana di Nullarbor in Australia, dove ci sono 10 mila chilometri cubi di calcare e ogni metro quadrato produce ogni giorno almeno 5,5 Kilowatt di energia solare pulita. Con queste caratteristiche il processo di produzione dell’idrossido di calcio immetterebbe nell’atmosfera solo la metà della CO2 che la stessa quantità di calce è in grado di assorbire nell’oceano.

Fonte: Society of Chemical Industry